

CHE
COSA SIGNIFICA LA SIGLA NBC?
NBC,
è l’abbreviazione di NUCLEARE – BIOLOGICO – CHIMICO.
I pericoli NBC, sono causati da agenti Nucleari Biologici o
Chimici, non visibili ma che possono provocare gravi danni alle persone ed alle
cose. Essi possono essere
dipendenti dall'uomo quando si verificano incidenti di
vario tipo (industriali, stradali, ecc.), attentati terroristici, errori umani
nella manipolazione o nello stoccaggio dei materiali, oppure non dipendenti
dall'uomo quando le strutture di fabbricazione e/o stoccaggio vengono lesionate
per cause naturali (terremoti, alluvioni, ecc.).
La
domanda principale per chi si occupa di emergenza è:
Che cosa fare in questi casi?
In
questi ultimi periodi tale domanda diventa più pressante, attuale e decisamente preoccupante per il pericolo di eventuali
attentati terroristici.
Prima di tutto definiamo il significato di Rischio Evolutivo: “situazione di potenziale pericolo che può manifestarsi ed evolvere nel tempo”.
Gli
elementi suggestivi del Rischio Evolutivo, non
prettamente sanitario, possono essere identificati in:
·
Fumo in
direzione dell’evento (rischio di incendio);
·
Fabbriche,
depositi o veicoli (autostradali o ferroviari) contenenti sostanze infiammabili
(vedere codice KEMLER-ONU per i trasporti, capire quali materiali sono prodotti
o stoccati in fabbriche ed in depositi);
·
Odori
particolari (benzina, gas, tossici industriali, ecc.);
·
Sostanze
infiammabili o scivolose sul terreno;
·
Direzione del
vento (in caso di nubi tossiche, fumo, ecc.);
·
Persone sul
luogo dell’evento (testimoni, feriti, ecc.).
·
Sicuramente
ogni scenario potrà presentare un Rischio Evolutivo, sarà quindi importante
delimitare la zona interessata, in modo da impedire ulteriori
situazioni di pericolo.
Tale
zona può avere dei raggi minimi di sicurezza che si possono così sintetizzare:
Ciò
che è stato riportato finora è la teoria generale: ora descriveremo i casi di eventuali attacchi terroristici con agenti N.B.C..

primi
sistemi di difesa
Cosa si può fare in emergenza?
Bisogna
distinguere subito due casi:
1.
Attacco
N.B.C. TRADIZIONALE
2.
Attacco
N.B.C. NON TRADIZIONALE
Nel
primo caso si dovrà principalmente portare soccorso alle
persone coinvolte e solo in un secondo momento si dovrà valutare la
presenza di fattori collaterali.
Questi
ultimi dovranno essere valutati sia sullo scenario dell'evento (odori particolari,
colori dei fumi, etc.) sia osservando le
caratteristiche morfologiche delle ferite degli infortunati.
Entrambe
queste valutazioni sono indispensabili per l’individuazione degli agenti
utilizzati.
Nel
secondo caso a seconda degli agenti utilizzati
distinguiamo due ipotesi:
Un
eventuale attacco chimico è quindi da considerarsi estremamente
pericoloso, in quanto può coinvolgere un gran numero di persone, beni mobili ed
immobili situati nella zona, nonché il sotto suolo, le acque e l'aria.
I danni causati possono essere diversi; ustioni, e lesioni
da caustici per l'uomo; crolli, danneggiamenti e contaminazioni tossiche per
l'ambiente.
Composti
chimici diversi danno effetti diversi :
·
se inalate, ingerite e/o assorbite per via cutanea
nell'organismo umano;
·
se liberano grandi quantità di energia termica (sostanze
infiammabili);
·
se liberano grandi quantità di energia dinamica (sostanze
esplosive).
Semplificando, si possono suddividere i vari composti
chimici in categorie rispetto agli effetti causati:
Ø AGENTI NERVINI
Ø AGGRESSIVI ENZIMATICI (TOSSICI DEL SANGUE)
Ø AGENTI VESCICANTI
Ø AGENTI IRRITANTI
Ø AGENTI PNEUMOTOSSICI O SOFFOCANTI
Ø AGENTI INCAPACITANTI
Riteniamo
utile per ogni categoria riportare:
a)
le vie di assorbimento,
b)
la sintomatologia e
c)
il meccanismo di azione.
Ciò in quanto utile strumento di informazione, una volta rilevato dall'osservazione delle vittime, da comunicare ai sanitari della C.O. 118. questi ultimi, individuate le sostanze in causa, potranno impartire le dovute indicazioni precauzionali.

Sono comunemente definiti agenti “nervini” (o “anticolinesterasi”) quei composti organici fosforati che nei muscoli agiscono direttamente sull'enzima
colinesterasi a livello della placca neuromotrice bloccando la trasmissione dell’impulso
neuro-chimico. Esempi di agenti nervini sono il
tristemente famoso SARIN (incolore, liquido ed aeriforme; usato negli attentati
della metropolitana di Tokio del 1995) ed il VX (liquido color ombra).
ASSORBIMENTO
L’assorbimento può avvenire per ingestione, per via inalatoria, percutanea, e
attraverso la mucosa oculare.
SINTOMATOLOGIA
Si può osservare: pupille miotiche, con visione
oscurata ed annebbiata. Difficoltà respiratoria con dolori retrosternali.
Tachicardia. Ipersecrezione delle ghiandole nasali e
salivari. Nausea, vomito e perdita del controllo degli
sfinteri. Convulsioni generalizzate di tipo simil
epilettico. Insufficienza respiratoria acuta. Depressione dei
centri bulbari fino all'asfissia.
I sintomi riferiti alle pupille, al corpo ciliare,
alle mucose nasali, agli apparati gastroenterico cardiovascolare e
broncopolmonare, alle ghiandole salivari, lacrimali, sudoripare ed alla vescica
si manifestano a basse concentrazioni.
I sintomi riferiti all’apparato muscolare striato,
ai gangli simpatici e quelli che interessano il Sistema Nervoso Centrale (S.N.C.) insorgono con alte concentrazioni.
MECCANISMO D’AZIONE
Inattivazione delle colinesterasi
con conseguente blocco neuromuscolare.
TERAPIA
Può rendersi necessaria una terapia rianimatoria.
Lavare le zone del corpo contaminate.
AGGRESSIVI
ENZIMATICI (TOSSICI DEL SANGUE)
Sono composti chimici di natura eterogenea, che
opportunamente diffusi nell’ambiente, determinano un quadro di
intossicazione sistemica, molto spesso irreversibile, mediante
interferenza biochimica su tappe enzimatiche dei cicli cellulari. Occorre
segnalare che a causa della volatilità, il loro impiego è realizzato in
associazione con IPRITE TECNICA (HD), in forma solida biancastra o liquida
giallo-bruna, al fine di ottenere una maggiore persistenza.
Esempi di agenti aggressivi
enzimatici sono l’HYDROGEN CYANIDE ed il CYANOGEN CLORIDE, hanno odore di
mandorla amara.
ASSORBIMENTO
L’assorbimento può avvenire per via
orale, cutanea, inalatoria e più raramente per via parenterale.
SINTOMATOLOGIA
·
A BASSE DOSI: stordimento, cefalea, dispnea,
bradicardia, acidosi metabolica.
·
AD ALTE DOSI: coma, arresto respiratorio, shock con
aritmie fino all'arresto cardiaco.
·
CARATTERISTICA: modesta cianosi.
MECCANISMO D’AZIONE
Bloccano in maniera irreversibile il ferro
trivalente degli enzimi respiratori, creando anossia istotossica.
TERAPIA
L’unica terapia efficace
pare essere purtroppo quella rianimatoria, con
respirazione artificiale somministrando ossigeno puro ed eventuale massaggio cardiaco.
AGENTI
VESCICANTI
Hanno un eccezionale potere di penetrazione
attraverso legno, cuoio, gomma e tessuti di ogni tipo
(anche specifici Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.)
devono essere sostituiti dopo la contaminazione). Hanno inoltre una rapida
idrolisi in acqua, con la quale formano polialcool e
acido cloridrico ancora estremamente lesivo.
Esempi di agenti vescicanti
sono: YPRITE o MOSTARDA SOLFORATA (liquido incolore, con odore di aglio o
senape); AZOTOIPRITE [Mostarde Azotate] (liquido con odore di pesce avariato e
colore scuro); LEWISITE [Vescicanti Arsenicali]
(incolore ed oleosa, presenta odore di olio di geranio).
ASSORBIMENTO
L'assorbimento può avvenire per via cutanea,
inalatoria (attraverso le mucose) e, contaminando il cibo, per via orale.
SINTOMATOLOGIA
·
MANIFESTAZIONI LOCALI:
Per
ingestione:
nausea, vomito, diarrea sanguinolenta.
Per contatto cutaneo e mucoso: in successione:
arrossamento cutaneo indolente, vescicola, bolla, ulcerazione dolente.
Lesioni oculari: panoftalmite (infiammazione purulenta dell’uvea e successivamente dell’intero bulbo oculare), cheratite
(infiammazione della cornea, che, abitualmente priva di vasi, diviene
vascolarizzata ed opaca), dacriocistite
(infiammazione del sacco lacrimale) e dacrioadenite
(infiammazione della ghiandola lacrimale).
Per
inalazione:
tosse ed alterazioni vocali; dolore retrosternale,
bronchite, polmonite, difficoltà respiratorie.
·
MANIFESTAZIONI SISTEMICHE:
Per
assorbimento sistemico: quadro di intossicazione generale fino allo
shock.
MECCANISMO DI AZIONE
Danni al DNA. Effetti citotossici,
citostatici e mutageni, soprattutto su epiteli
cambiali (cute, intestino) e apparato emopoietico, per cui
la valutazione sull’esposizione viene fatta col passare del tempo.
TERAPIA
Decontaminazione delle
superfici esposte con bicarbonato di sodio o soluzioni saline, detersione meccanica, lavaggio con soluzioni che liberino
cloro attivo. Misure in base ai sintomi, trattamento chemio-antibiotico.
AGENTI
IRRITANTI
Si tratta di agenti che
provocano rapida insorgenza di reazioni secretive e
vasomotorie localizzate, con evoluzione tendenzialmente benigna e
spontaneamente reversibile. Tali effetti sono di entità
tale da impedire al soggetto colpito la prosecuzione dell’azione intrapresa. Gli agenti irritanti possono essere; LACRIMOGENI (come il CS ed il
CS2); STERNUTATORI (come l’ADAMSITE ed il DA); ORTICANTI (come l’OSSIME).
ASSORBIMENTO
L’assorbimento si ha per via inalatoria e per
contatto.
SINTOMATOLOGIA
·
Per i LACRIMOGENI: bruciore oculare, eritema
palpebrale, blefarospasmo (chiusura spastica delle
palpebre, provocato da uno spasmo del muscolo orbicolare), intensa
lacrimazione, congiuntivite, fotofobia, cecità temporanea. Bruciore faringeo,
sensazione di soffocamento con rischio di edema
polmonare. Bruciore nasale con rinorrea ed epistassi. Eritemi e dermatiti
bollose.
·
Per gli STERNUTATORI: bruciore nasofaringeo,
scialorrea (aumento della secrezione salivare),
rinorrea, tosse, starnuti, nausea e vomito, pansinusite
catarrale con cefalea frontale e odontalgia. Dolore retrosternale e dispnea con edema polmonare.
·
MECCANISMO DI AZIONE
Danno transitorio alle terminazioni sensoriali più
periferiche.
TERAPIA
Evacuazione dei soggetti dalle zone contaminate,
cambio degli abito, lavaggi con acqua. Inalazione di
piccole quantità di cloroformio.
AGENTI
PNEUMOTOSSICI O SOFFOCANTI
Colpiscono elettivamente
le vie respiratorie. Sono agenti soffocanti: FOSGESE
(aeriforme a temperatura ambiente, identificabile sensorialmente
per il tipico odore di fieno ammuffito); DI-FOSGENE (liquido a temperatura
ambiente ed identificabile sensorialmente per il
tipico odore di fieno ammuffito); CLOROPICRINA (oleoso a temperatura ambiente,
identificabile sensorialmente per l’odore dolciastro
pungente).
ASSORBIMENTO
L’assorbimento avviene selettivamente per via
respiratoria.
SINTOMATOLOGIA
·
FORME DI MEDIA GRAVITA’: la sintomatologia può
presentarsi sotto 2 forme: nella prima insorge in due tempi, separata da un
periodo di quiescenza con sensazione di soffocamento, bruciore faringeo, tosse
spasmodica, dolore retrosternale, vomito. Respiro frequente e
superficiale, polso frequente. Sintomatologia ingravescente fino alla fase asfittica ed ispissatio sanguinis.
Nella seconda forma la sintomatologia è simile alla precedente con tosse più
stizzosa, dolorosa e persistente anche nel periodo di quiescenza.
·
FORME GRAVISSIME: morte per inibizione riflessa del centro respiratorio da blocco
vagale e per gravissimo Edema Polmonare Acuto (E.P.A.). .
MECCANISMO DI AZIONE
Distruzione degli epiteli polmonari e bronchiali per
perossidazione. Azione lesiva sugli epiteli delle
alte, medie e basse vie respiratorie.
TERAPIA
Riposo assoluto. Trasportare il
paziente in posizione semiseduta, per limitare i danni polmonari.
Liberare il paziente dagli abiti.
AGENTI
INCAPACITANTI
Si tratta di psicofarmaci che modulano le funzioni
psichiche, usati per modificare il comportamento. Gli agenti incapacitanti si distinguono in NEURODEPRIMENTI
ANTICOLINERGICI (come il BZ) e NEUROSTIMOLANTI (come LSD).
ASSORBIMENTO
L’assorbimento dei neurodeprimenti
avviene per ingestione mentre quello dei neurostimolanti
sia per ingestione che per inalazione.
SINTOMATOLOGIA
Nelle prime 4 ore dall’assunzione si ha sonnolenza e
scadimento dell’attenzione, tachicardia, vertigini, atassia (disturbo
neurologico interessante i movimenti che vengono
effettuati senza misura o con errori di direzione (atassia dinamica), oppure
con alterazioni nella conservazione delle posizioni del tronco e degli arti
(atassia statica), vomito, turbe visive, stato confusionale). Tra la 4° e la
12° ora dall’assunzione si ha persistenza di attività
motoria, allucinazione e delirio. Tra la 12° e la 48° ora si ha agitazione motoria,
allucinazioni e delirio. Dopo circa 48-96 ore vi è il ritorno alla normalità.
Ad alte dosi sono presenti tachicardia, sudorazione,
ipotermia alle estremità, midriasi, segni di eccitazione
psichica, viaggio psichedelico e psicosi tossica acuta di tipo schizofrenico autistico.
MECCANISMO DI AZIONE
A livello delle terminazioni nervose periferiche
questa sostanza interferisce con i recettori colinergici
muscarinici. Nel tronco encefalico interferisce con i
neurotrasmettitori probabilmente mediante un’attività
inibitoria di tipo dopaminergico.
TERAPIA
Sorveglianza del paziente.
Ä
PRESIDI DI PROTEZIONE
Sembra opportuno aggiungere una descrizione dei presidi di protezione in caso di utilizzo di aggressivi chimici. In questo elenco, come negli altri che hanno preceduto e per i successivi, si potrà trovare un elenco dettagliato, anche dal punto di vista strettamente medico, sul sito del Ministero della Salute, www.ministerosalute.it
Di seguito si riportano solo gli elementi che
possono interessare le nostre Associazioni, tralasciando, perché non di competenza, tutti gli elementi di interesse per il
soccorso sanitario.
ANTIDOTI
UNIVERSALI DI PRIMO APPROCCIO TOSSICOLOGICO
F OLIO
DI VASELLINA (flac. 100 ml.)
F
SODIO SOLFATO (buste 5 gr.)
F
CARBONE ATTIVO (cpr. 0,25 gr.)
Daremo ora un accenno ai presidi di protezione
nell'ipotesi di aggressivi nucleari allo scopo di
preparare eventuali kit di pronto intervento:
·
Saponi, paste tensioattive per la detersione della cute;
·
Aghi sterili per puntura di flittene;
·
Kit di soluzioni concentrate di chelanti, per
irrigazioni estemporanee esterne;
·
Kit per infusione endovenosa;
·
Camici monouso, soprascarpe, occhiali e visiera paraschizzi, guanti in
lattice;
·
Contenitori sterili per la raccolta di urine e
feci;
·
Lenzuola, asciugamani e teli sterili;
·
Cestini in fibra, rivestiti di PVC;
·
Termometro;
·
Sfigmomanometro;
·
Fonendoscopio;
·
Macchinette per la rasatura;
·
Pennarelli, blocchi notes;
·
Etichette adesive di varia misura;
·
Antisettico topico (benzalconio cloruro);
·
Lozioni a base di vasocostrittori;
·
Soluzione salina fisiologica sterile e soluzione glucosata
al 5%.
Si potrebbe ipotizzare la creazione di una serie di
kit da poter impiegare nel caso di necessità e reperibili nella Centrale
Operativa Regionale ANPAS. Ciò fornirebbe lo stoccaggio in un unico luogo ed il
controllo periodico delle scorte e delle scadenze.
Daremo ora l'elenco degli agenti biologici di Categoria
A (Alta Priorità) e le informazioni utili, sia nella fase di prevenzione di
un eventuale contagio, sia in presenza dello stesso,
da attuare nel trasporto ed evacuazione di pazienti infetti o in forte
sospetto.
Gli agenti biologici ad Alta Priorità, classificati
di Categoria A, sono:
L VAIOLO (Variola major);
L ANTRACE o
CARBONCHIO (Bacillus anthracis);
L PESTE (Yersinia pestis);
L BOTULISMO
(Tossina di Cl. Botulinum);
L VIRUS (Ebola, Marburg,
Lassa, Febbri emorragiche sudamericane, ecc.).
Tali microrganismi possono rappresentare un rischio
per la sicurezza nazionale, in quanto possono essere
agevolmente disseminati e/o trasmessi da persona a persona, causando alta
morbosità e mortalità.
Tutto ciò determina un grave impatto sulla salute
pubblica con l'insorgere di panico e perturbamento sociale nella popolazione
civile.
Da non trascurare il pericoloso "Effetto
Cassa di Risonanza" che, in questi casi, viene
"giustamente" creato dai mass media.
VAIOLO
·
DEFINIZIONE. Variola major è un virus a DNA, patogeno
soltanto per l’uomo, altamente diffusibile. Era
responsabile, prima della sua eradicazione
(dichiarazione OMS nel 1980), di altissima morbosità e
mortalità, con tasso di attacco tra le popolazioni non sottoposte a
vaccinazione di circa il 50%.
·
MEZZI DI POSSIBILE DIFFUSIONE. Per disseminazione di virus ad
opera di velivoli, con formazione di aerosol incolore, inodore e
assolutamente invisibile oppure per contaminazione di materiali ed oggetti di
uso comune e di diversa natura (per esempio: carta, stoffe, pellami, oggetti di
uso comune, ecc; trasmissione indiretta).
·
RESISTENZA ALL’AMBIENTE. Il virus del vaiolo è stabile se liofilizzato,
congelato, o semplicemente conservato in glicerina. Nelle croste il virus del
vaiolo è stabile, potendo persistere per 3 settimane a 35°C con umidità
relativa del 65%; a 26°C resiste per 8 settimane e per 12 settimane in ambiente
molto secco (umidità relativa < 10%). Viene
inattivato dal riscaldamento a 55°C per 30 minuti. Poiché il virus vaccino
esposto ai raggi ultravioletti viene inattivato in 24
ore (se non protetto da materiale organico), si ritiene che Variola
major si comporti nello stesso modo.
·
FONTI DI CONTAGIO. Il contagio interumano avviene mediante contatti stretti con
secrezioni respiratorie, con lesioni cutanee o mucose di persone con vaiolo
conclamato o in fase immediatamente pre-eruttiva; la
trasmissione semidiretta avviene mediante materiali contaminati da poco tempo.
Sebbene il virus rimanga relativamente stabile nel materiale crostoso, studi
condotti durante le attività di eradicazione
della malattia sembrerebbero smentire la possibilità di infezione attraverso
tale fonte, se non a distanza di breve tempo.
·
MEZZI DI BONIFICA E SMALTIMENTO DEI MATERIALI CONTAMINATI. I materiali contaminati da
secrezioni e fluidi biologici di persone infette vanno inceneriti o autoclavati a temperature di 120°C; è possibile impiegare
soluzioni di ipoclorito al 10% di cloro disponibile
(100.000 ppm) o disinfettanti a base di ammonio
quaternario, oppure altre soluzioni disinfettanti come formaldeide al 4%
(formalina al 10%) oppure glutaraldeide al 4% (ph 8-8,5).
·
VIE DI TRASMISSIONE. Per via aerea e/o contatto diretto con materiali
contaminati di recente.
·
PERIODO DI INCUBAZIONE. Da 7 a 17 giorni, solitamente
10-14 giorni; comunemente 10-12 giorni per la comparsa dei primi sintomi, poi
altri 2-4 giorni per la comparsa dell’eruzione.
·
PERIODO DI CONTAGIOSITA’. Il paziente è contagioso dalla comparsa delle
prime lesioni alla caduta di tutte le croste; la contagiosità è massima nella
prima settimana di malattia a causa dell’elevata concentrazione di virus nella saliva.
·
CARATTERISTICHE CLINICHE. All’esordio sintomi specifici di tipo simil-influenzale: febbre, malessere generale,
prostrazione, dolori ossei ed articolari, cui subentra, nel giro di 2-4 giorni
un’eruzione che riguarda mucose e cute, con
progressione in stadi successivi di macule, papule, pustole, croste e con
possibilità di ondate successive. Nelle zone a loro tempo endemico venivano descritte forme di vaiolo maligno e di vaiolo
emorragico, così come forme di vaiolo attenuato “senza esantema”. La letalità
del vaiolo maggiore era del 20-40%; quella del vaiolo minore, o alastrim, causato dal virus variola
minor (forma clinica simile ma più attenuata e decorso benigno) era inferiore all’1%.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL MALATO. Isolamento
stretto in strutture dotate di pressione negativa. Disinfezione continua
di escreti, fluidi e di tutti i materiali che sono
stati a contatto con il paziente, inclusi strumenti e materiale di laboratorio,
mediante l'utilizzazione di soluzioni di ipoclorito al 10%, di fenolo allo 0,5,
di ammonio quaternario, di formalina, trattamento in autoclave, oppure termodistruzione. Occorre effettuare
la disinfezione terminale con soluzioni di ipoclorito o di fenolo e con
formaldeide; le superfici dure vanno spruzzate con disinfettante (ammonio
quaternario, fenolo, formalina, cloro) che deve agire per almeno 4 ore prima
del lavaggio con acqua; la disinfezione gassosa, invece, va fatta con formalina
o con ossido di etilene per 6 ore.
·
TRASPORTO ED EVACUAZIONE DEI PAZIENTI. Il trasporto dei pazienti dovrà essere
preferibilmente effettuato per mezzo di
barelle-isolatori presurizzate, dotate di filtri High
Efficiency Particulate Air
(HEPA). In caso di mancanza di tali dispositivi di
trasporto, le parti del veicolo o dell’aeromobile maggiormente esposte a
contatto con il paziente e di suoi escreti, dovranno essere rivestite di fogli
di plastica, al fine di facilitare le successive operazioni di pulizia e
disinfezione. Dopo il trasporto, i mezzi utilizzati dovranno essere puliti,
mediante sfregamento con soluzione di ipoclorito o,
preferibilmente, con soluzioni di fenolo, risciacquando dopo un contatto di
almeno 30 minuti; si procederà successivamente a disinfezione gassosa con
vapori di formaldeide. La disinfezione con formaldeide è altamente
sconsigliata nel caso di aeromobili, per il rischio di reazioni chimiche con la
strumentazione di bordo.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI ESPOSTI E/O DEI CONTATTI.
1.
Ricerca ed identificazione
di possibili contatti e fonti di infezione.
2.
Stretta sorveglianza su coloro che sono stati esposti al contagio
3.
stretta sorveglianza per almeno 17
giorni dall'ultimo contatto su coloro che sono stati a contatto con casi
accertati
4.
misurazione di temperatura due volte al
giorno
5.
isolamento immediato al primo sintomo
sospetto.
A causa della mancata
disponibilità di vaccino non è più possibile eseguire la
profilassi vaccinale pre e/o post-esposizione.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI ASSISTENZA. E' assolutamente indicato
l'uso di mezzi di protezione in tutte le fasi dell’assistenza al malato:
indumenti e mezzi di protezione individuale come maschere, doppio paio di
guanti, occhiali e soprascarpe, possibilmente monouso.
Procedure per la rimozione
degli indumenti protettivi:
-
nell’anticamera della zona contaminata sciacquare le
mani ancora ricoperte dai guanti con soluzione di ipoclorito di sodio (NA);
-
rimuovere il camice, il copricapo, le soprascarpe e riporli
in un sacco di plastica; la casacca o la tuta, il primo paio di guanti e le soprascarpe,
andranno rimossi ciascuno con unico movimento, ripiegandoli dall’interno verso
l’esterno;
-
indossare quindi un paio di guanti puliti e riporre gli
indumenti protettivi nel sacco di plastica;
-
togliere l’eventuale respiratore, tamponarlo con una spugna
o un panno imbevuto in una soluzione di ipoclorito di NA e riporlo nel proprio
contenitore;
-
rimuovere il secondo paio di guanti e metterli nel sacco
insieme agli altri indumenti, e sigillarlo;
-
lavare le mani, spostarsi verso l’area pulita
dell’anticamera e porre il sacco di plastica in un altro sacco (tecnica del
doppio sacco), sulla cui etichetta andrà indicata la destinazione (autoclave,
inceneritore, laboratori).
·
TERAPIA. Unitamente alla prescritta terapia farmacologica
potrebbe essere necessario un supporto rianimatorio.
ANTRACE
O CARBONCHIO
·
DEFINIZIONE. Il Bacillus anthracis
è un germe gram positivo, capsulato che in forma sporigena
è estremamente resistente all’azione di disinfettanti chimici e fisici. La germinazione
avviene a temperatura corporea.
·
MEZZI DI POSSIBILE DIFFUSIONE. La diffusione di grandi quantità di spore può
avvenire sia per disseminazione via aerosol incolore ,
inodore ed assolutamente invisibile, sia sotto forma di una leggera polverina
che impregna materiali ed oggetti di uso comune e di diversa natura (per
esempio la carta da lettera, pacchi, stoffe, pellami, ecc.).
·
RESISTENZA ALL’AMBIENTE. Le spore sono resistenti all’azione degli
ultravioletti e, se presenti nel terreno, possono rimanere vitali per decenni.
Possono resistere a lungo sia nell’acqua contaminata sia in quella pura. Le
spore sono distrutte in 4-6 giorni alla temperatura di 72-77°C, in 3 ore
mediante riscaldamento a secco a 120-140°C oppure in 5 minuti in autoclave a
100°C (purché non protette da materiale organico). Le forme vegetative, invece,
sono termolabili e sensibili all’azione dei comuni
disinfettanti e vengono distrutte in 10-15 minuti
mediante riscaldamento a 55-58°C e sono inattivate dall'esposizione ai raggi
ultravioletti per 6-7 ore.
·
FONTI DI CONTAGIO. Il contagio avviene per contatto con materiali biologici infetti:
possibili fonti di contagio possono essere l’aria, il terriccio, materiali di
diversa natura contaminati da spore, animali infetti ed i loro prodotti. Il
contagio interumano è eccezionale.
·
MEZZI DI BONIFICA E SMALTIMENTO DEI MATERIALI
CONTAMINATI. I materiali contaminati dovrebbero essere inceneriti o trattati in
autoclave a temperature di 120°C per 30 minuti oppure, in alternativa,
immersi in soluzione di formaldeide al 4% (formalina al 10%) per più di 12 ore,
assicurando la completa penetrazione della soluzione. Nel caso di disinfezione
continua al letto del malato può essere impiegata una soluzione di ipoclorito al 10% di cloro disponibile (100 ppm).
Le superfici contaminate
(stalle, stanze, veicoli) vanno decontaminate con procedura a 3 stadi:
1.
Disinfezione preliminare: formaldeide al 10% (formalina circa 30%) oppure glutaraldeide al 4% (ph 8-8,5) in
ragione di 1-1,5 litro/mq per un tempo di esposizione
di 2 ore;
2.
Pulizia: lavaggio e strofinamento con abbondante acqua
calda e asciugatura delle superfici. Evitare l’uso di apparecchi
pulitori a pressione per la possibile formazione di aerosol infetti;
3.
Disinfezione finale; formaldeide al 10% (formalina circa 30%), glutaraldeide
al 4% (ph 8-8,5), perossido di idrogeno
al 3% oppure acido peracetico all’1%, in ragione di
0,4 litri/mq per un tempo di esposizione di 2 ore (questi ultimi due sono da
evitare se presente sangue).
·
VIE DI TRASMISSIONE. Possono essere vie preferenziali di
trasmissione quella aerea, cutanea o per ingestione.
·
PERIODO DI INCUBAZIONE. Da poche ore a 7 giorni. La maggior parte dei casi
si verifica entro le prime 48 ore dall’esposizione.
Sono però stati riscontrati anche casi a distanza di settimane.
·
PERIODO DI CONTAGIOSITA’. Il paziente è contagioso nella fase conclamata
della malattia e può avvenire tramite i fluidi corporei.
·
CARATTERISTICHE CLINICHE. Le manifestazioni cliniche dipendono dalla via di ingresso del batterio, la letalità è variabile a seconda
delle forme ed oscilla, nei casi non trattati, dal 5 al 90%.
·
Carbonchio cutaneo: presenza di lesione
cutanea che, nel giro di 2-6 giorni passa dallo stadio di papula a quello di ascara necrotica;
·
Carbonchio da inalazione
(polmonare):
breve periodo prodromico di tipo similinfluenzale
seguito da dispnea ed ipossia con segni radiologici di allargamento dell’ombra mediastinica;
·
Carbonchio gastrointestinale: dolori addominali
e diarrea profusa, a volte sanguinolenta, seguiti da febbre e segni di setticemia;
·
Carbonchio orofaringeo: lesioni del cavo oro-faringeo, accompagnati da linfo-adenopatia latero-cervicale,
edema del collo, febbre.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL MALATO. Per tutta la durata della
forma cutanea e di quella polmonare va posta la massima attenzione e cura nella
gestione dei liquidi di drenaggio delle escare e delle
secrezioni bronchiali. Deve essere effettuata una
disinfezione continua delle secrezioni, dei fluidi biologici e dei materiali
contaminati. Alla risoluzione della malattia bisogna effettuare
una disinfezione terminale. In questi casi non è richiesto l’isolamento.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI ESPOSTI. Sorveglianza sanitaria e
nel caso di sicura inalazione di spore deve essere effettuata
chemioprofilassi.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI SOCCORSO. Uso di dispositivi di
protezione individuale a seconda delle mansioni e
delle indicazioni delle autorità sanitarie.
·
TERAPIA. La terapia si avvale dell’impiego di antibiotici
sicuramente efficaci se il trattamento viene iniziato tempestivamente (anche
prima della comparsa dei sintomi nel caso di soggetti sicuramente esposti). Nei
casi più gravi potrebbe essere necessario supportare tali pazienti con una
terapia rianimatoria.
PESTE
·
DEFINIZIONE. La Yersinia pestis
è un germe gram negativo, non sporigeno,
aerobio, facoltativamente anaerobio, sensibile all’azione dei comuni
disinfettanti chimici e fisici. In natura il ciclo d’infezione viene mantenuto ad opera di serbatoi (roditori) e vettori
(pulci).
·
MEZZI DI POSSIBILE DIFFUSIONE. La diffusione avviene per disseminazione di
bacilli mediante aerosol, per contaminazione di materiali ed oggetti di uso comune (trasmissione indiretta), oppure per
l'introduzione diretta dei batteri da parte di vettori e/o serbatoi infetti.
·
RESISTENZA ALL’AMBIENTE. Il bacillo della peste è assai poco resistente
all’essiccamento, a temperature superiori a 30°C ed inferiori a 5°C ed
all’azione dei raggi ultravioletti. Può resistere bene in caso di congelamento.
·
FONTI DI CONTAGIO.
·
Per la forma bubbonica: attraverso la puntura di
pulci infette:
·
Per la forma polmonare: attraverso l'inalazione di aerosol
contenenti secrezioni di persone malate.
·
Per la forma setticemica: complicanza di una forma
bubbonica o polmonare oppure come prima manifestazione.
Le pulci (vettori della
malattia) rimangano infette per mesi in condizioni favorevoli; la diffusione
della forma polmonare è favorita dagli ambienti affollati.
·
MEZZI DI BONIFICA E SMALTIMENTO DEI MATERIALI CONTAMINATI. I materiali contaminati da
secrezioni e fluidi biologici di persone infette vanno inceneriti o trattati in
autoclave a temperature di 120°C. E’ possibile impiegare soluzioni di ipoclorito al 10% di cloro disponibile (100.000 ppm), disinfettanti a base di ammonio quaternario, altre
soluzioni disinfettanti, come formaldeide al 4% (formalina al 10%) oppure glutaraldeide al 4% (ph 8-8,5).
Può essere effettuata una disinfezione con insetticidi
specifici ed efficaci nei confronti delle pulci in tutte le zone in cui possono
essere presenti roditori.; è inoltre opportuna la derattizzazione.
·
VIE DI TRASMISSIONE. Le vie di trasmissione possono essere: quella aerea;
per contatto diretto con materiali contaminati o per puntura di vettori
infetti.
·
PERIODO DI INCUBAZIONE. Da 1 a 7 giorni (può essere leggermente più lungo
nei vaccinati). Nel caso di impiego di Yersinia pestis come arma
biologica, disseminata per mezzo di aerosol, i primi casi di peste polmonare
potrebbero comparire entro 2 giorni.
·
PERIODO DI CONTAGIOSITA’: Le pulci, purtroppo, rimangono infette per mesi in
condizioni favorevoli.
·
CARATTERISTICHE CLINICHE.
·
Peste bubbonica: linfoadenite
dolente nel distretto interessato dalla puntura con sintomi generali quali
febbre elevata, prostrazione, alterazione del sensorio, disturbi intestinali, tachicardia, ipotensione.
·
Peste polmonare: broncopolmonite a focolai
disseminati. La sintomatologia è caratterizzata da polipnea, cianosi, dolori
toracici, tosse con escreato sieroematico altamente contagioso quando aerodisperso,
insufficienza respiratoria. Coesistono segni di grave compromissione
generale. Può essere primitiva o secondaria alla peste bubbonica.
·
Peste setticemica: quadro estremamente
grave con ipertermia, epatosplenomegalia, turbe
psichiche, diarrea, sindrome emorragica grave.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL MALATO. E' previsto un isolamento
ospedaliero stretto nei pazienti affetti da peste polmonare per almeno 48 ore
dopo l’inizio di un’adeguata terapia antibiotica: per
esempio massima attenzione e cura va posta per i
drenaggi delle pustole e delle secrezioni bronchiali. Disinfezione continua di escreti, fluidi biologici e di tutti i materiali che sono
stati a contatto con il paziente, inclusi strumenti e materiale di laboratorio,
con utilizzazione di soluzioni di ipoclorito al 10%, di fenolo allo 0,5%, di
ammonio quaternario, di formalina, mediante trattamento in autoclave, oppure termodistruzione. Occorre effettuare
la disinfezione terminale con soluzioni di ipoclorito o di fenolo e con
formaldeide. Le superfici dure vanno spruzzate con disinfettante (ammonio
quaternario, fenolo, formalina, cloro) che deve agire per almeno 4 ore prima
del lavaggio con acqua, la successiva disinfezione gassosa con formalina o con
ossido di etilene va effettuata per 6 ore. E'
necessario disinfettare anche abiti, effetti personali e bagagli del paziente.
·
TRASPORTO ED EVACUAZIONE DEL PAZIENTE. Il trasporto dei pazienti dovrà essere
preferibilmente effettuato per mezzo di berelle-isolatori pressurizzate, dotate di filtri HEPA. In
caso di mancanza di tali dispositivi di trasporto, le
parti del veicolo o dell’aeromobile maggiormente esposte a contatto con il
paziente e di suoi escreti, dovranno essere rivestite di fogli di plastica, al
fine di facilitare le successive operazioni di pulizia e disinfezione. Dopo il
trasporto, i mezzi utilizzati dovranno essere puliti, mediante sfregamento con
soluzione di ipoclorito o, preferibilmente, con
soluzioni di fenolo, risciacquando dopo un contatto di almeno 30 minuti; si
procederà successivamente a disinfezione gassosa con vapori di formaldeide. La
disinfezione con formaldeide è altamente sconsigliata
nel caso di aeromobili, per il rischio di reazioni chimiche con la
strumentazione di bordo.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI ESPOSTI E/O DEI CONTATTI.
1.
Ricerca ed identificazione
di possibili contatti e fonti di infezione
2.
Stretta sorveglianza su coloro che sono stati esposti
3.
Stretta sorveglianza per
sette giorni su coloro che sono stati a contatto con
persone infette
4.
Misurazione della
temperatura due volte al giorno
5.
Isolamento immediato al
primo sintomo sospetto.
6.
Chemioprofilassi
7.
Coloro che rifiutano la
profilassi dovrebbero essere tenuti in isolamento rigoroso e attentamente
sorvegliati, per identificare l’eventuale comparsa di sintomi sospetti.
Nel caso di
epidemie di peste bubbonica, coloro che sono venuti a contatto con
soggetti infetti dovranno essere disinfettati con idonei insetticidi contro le
pulci (permetrina, DDT, malathion)
ed osservare la profilassi antibatterica.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI ASSISTENZA.
·
Mezzi di protezione: è necessario utilizzare, durante tutte le fasi dell’assistenza al
malato, compresa l’esecuzione degli esami di laboratorio, indumenti e mezzi di
protezione individuale (maschere, guanti, occhiali, soprascarpe) possibilmente
monouso.
·
Procedure per la rimozione degli indumenti protettivi: nell’anticamera della zona
contaminata bisogna sciacquare le mani ancora guantate
con soluzione di ipoclorito di sodio (NA);
·
rimuovere il camice, il copricapo, le
soprascarpe e riporli in un sacco di plastica; la casacca o la tuta, il primo
paio di guanti e le soprascarpe, andranno rimossi ciascuno con unico movimento,
ripiegandoli dall’interno verso l’esterno;
·
indossare quindi un paio di guanti
puliti e riporre gli indumenti protettivi nel sacco di plastica;
·
togliere l’eventuale respiratore,
tamponarlo con una spugna o un panno imbevuto in una soluzione di ipoclorito di
NA e riporlo nel proprio contenitore:
·
rimuovere il secondo paio di guanti,
metterli nel sacco insieme agli altri indumenti e sigillarlo;
·
avare le mani, spostarsi verso
l’area pulita dell’anticamera e porre il sacco di plastica in un altro sacco
(tecnica del doppio sacco), sulla cui etichetta andrà indicata la destinazione
(autoclave, inceneritore, laboratori).
·
TERAPIA. La terapia antibiotica che si mostra
efficace viene iniziata entro 24 ore dalla comparsa
dei sintomi e deve essere continuata per 10-14 giorni. Nei casi più gravi può
essere necessario un supporto rianimatorio.
BOTULISMO
·
DEFINIZIONE. La tossina botulinica di cui sono noti sette tipi di antigeni, è prodotta dal Clostridium botulinum, bacillo sporigeno gram positivo
anaerobio.
·
MEZZI DI POSSIBILE DIFFUSIONE. La diffusione può avvenire soprattutto
attraverso alimenti o aerosol. La
contaminazione delle risorse idriche sembra più problematica, per la necessità di enormi quantitativi di tossina e per l’inattivazione di questa con i comuni trattamenti per la potabilizzazione dell’acqua (clorazione). In acqua pura viene inattivata in 3-6 giorni.
·
RESISTENZA ALL’AMBIENTE. Le spore che provocano il botulismo, prodotte in
condizioni di assenza di ossigeno sono in grado di
resistere fino a 3-5 ore alla temperatura do 100°C mentre a temperature di
121°C vengono distrutte dopo 180 secondi. La resistenza al calore è diminuita
in ambiente acido ed in presenza di elevate
concentrazioni saline e zuccherine. La tossina botulinica
è termolabile e viene
distrutta dall’esposizione a temperature superiori a 80°C per almeno 10 minuti.
·
FONTI DI CONTAGIO. Il contagio avviene mediante
l'ingestione di alimenti che contengono la tossina in
presenza o meno del Clostridium Non vi è contagio da
persona a persona.
·
MEZZI DI BONIFICA E SMALTIMENTO DEI MATERIALI CONTAMINATI.
·
Trattamento termico:
a) per la tossina: a temperature superiori a 80°C per almeno 10 minuti;
b) per le forme sporali: in autoclave a 120°C
per almeno 5 minuti.
·
Clorazione (per le acque): in 20 minuti con cloro
residuo di 0,2 mg/litro.
·
VIE DI TRASMISSIONE. La malattia si può trasmettere per ingestione (la tossina) o per
inalazione (le spore del batterio).
·
PERIODO DI INCUBAZIONE. sintomi neurologici
dell’intossicazione compaiono in genere dopo 12-36 ore dall’ingestione, ma può
arrivare ad 8 giorni; la durata del periodo di incubazione è dose-dipendente e
la prognosi è tanto più grave quanto più è breve l’incubazione. In caso di inalazione i sintomi compaiono dopo 12 ore. La letalità,
in assenza di trattamento, può arrivare al 70-80%.
·
PERIODO DI CONTAGIOSITA’. Il botulino non è
trasmissibile da persona a persona.
·
CARATTERISTICHE CLINICHE.
-
Forma classica
(intossicazione botulinica): sintomi clinici di gravità
variabile a carico del sistema nervoso, con diplopia (fenomeno visivo per il
quale si vedono doppie le immagini), ptosi palpebrale (caduta o abbassamento
della palpebra superiore, per paralisi del nervo elevatore), visione
annebbiata, disartria (disturbo dell’articolazione
della parola), disfagia (disturbo della deglutizione, che diventa stentata od
impossibile), secchezza delle fauci, difficoltà respiratoria, astenia marcata.
I sintomi neurologici possono progredire fino alla paralisi simmetrica e con
andamento tipicamente discendente. Il quadro clinico della malattia è simile
sia nel caso di ingestione sia nel caso di inalazione.
-
Botulismo da ferita: paralisi progressiva a
partire dal punto di inoculo.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL MALATO. Non è richiesto
l’isolamento.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI ESPOSTI. Sorveglianza
sanitaria per l’individuazione delle persone che potrebbero avere consumato lo
stesso alimento. La chemioprofilassi e la siero profilassi non sono indicate.
·
ALTRI PROVVEDIMENTI. Ricerca e distruzione degli alimenti che potrebbero essere stati contaminati.
·
TERAPIA. Impiego di siero antibotulino
ed eventualmente sostegno con ventilazione meccanica nel caso di paralisi dei
muscoli respiratori.
VIRUS
tularemia
emorragici ebola
·
DEFINIZIONE. Per eventuali attacchi terroristici potrebbero essere utilizzati le
seguenti famiglie di virus: virus delle febbri emorragiche di
Ebola e Marburg (Filoviridae); virus delle febbri emorragiche Lassa, Junin, Machupo (Arenaviridae); virus delle febbri emorragiche Congo-Crimea (Bunyaviridae);
virus della Febbre gialla (Flaviviridae); Alphavirus delle Encefaliti Venezuelana, equina orientale,
equina occidentale (Togaviridae).
·
MEZZI DI POSSIBILE DIFFUSIONE. La diffusione e la trasmissione dei virus può essere fatta direttamente per via aerea, mediante
l'utilizzo di vettori (zanzare, zecche), oppure con la contaminazione di
materiali ed oggetti di uso comune.
·
RESISTENZA ALL’AMBIENTE. In generale si tratta di virus non molto
resistenti nell’ambiente esterno ed il cui ciclo in natura viene
mantenuto ad opera di vettori, o di serbatoi di infezione. Non sono stati
ancora identificati nel caso dei Filovirus.
·
FONTI DI CONTAGIO. Nel caso di infezioni da Filovirus,
Bunyavirus, Arenavirus il
contagio interumano può avvenire per contatto diretto con secrezioni
respiratorie ed altri fluidi biologici di persone malate. Nel caso di infezioni da Flavivirus e Tegavirus l’infezione avviene ad opera di vettori, anche se
non è possibile escludere il contagio interumano (eventualità comunque
rarissima). E’ possibile la trasmissione semidiretta mediante materiali
contaminati da fluidi biologici.
·
MEZZI DI BONIFICA E SMALTIMENTO DEI MATERIALI CONTAMINATI. I materiali contaminati da
secrezioni e fluidi biologici di persone infette vanno inceneriti o trattati in
autoclave a temperature di 120°C. E’ possibile impiegare soluzioni di ipoclorito al 10% di cloro disponibile (100.000 ppm), disinfettanti a base di ammonio quaternario,
formaldeide al 4% (formalina al 10%) oppure glutaraldeide
al 4% (ph 8-8,5).
·
PERIODO DI INCUBAZIONE. Dipende dall’agente utilizzato:
2-21 giorni
per Ebolavirus
3-9 giorni
per il Virus Marburg
7-21 giorni per il Virus Lassa
7-16 giorni per il Virus Junin e Machupo (febbri emorragiche argentina e boliviana)
5-15 giorni
per l’Alphavirus
·
PERIODO DI CONTAGIOSITA’. Nelle forme trasmissibili per contagio interumano
il paziente è contagioso fin tanto che il virus è presente nel sangue. Ciò
significa che dal momento del contagio ed in assenza di sintomi si possono
avere periodi di contagiosità che possono durare alcuni mesi.
·
CARATTERISTICHE CLINICHE. Le caratteristiche cliniche delle febbri
emorragiche virali e delle encefaliti virali sono, almeno all’inizio, molto
simili ed aspecifiche, di tipo similinfluenzale,
con febbre, malessere generale, prostrazione, dolori ossei ed articolari. Nel
giro di 1-4 giorni subentrano sintomi che indirizzano verso una diagnosi più
precisa e definitiva (esantema, manifestazioni emorragiche, segni neurologici).
La letalità è varia: 50-90% per l’Ebolavirus;
25% per il Virus Marburg; 15-60% per il Virus Lassa;
5-30% per le Febbri Emorragiche argentina e boliviana; 5-15% per Encefalite
Orientale; 5-80% per Encefalite Occidentale; 2-50% per Febbre Emorragica Congo-Crimea e 20-50% per la Febbre Gialla (nelle forme
itteriche).
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL MALATO. E' importantissimo
l'isolamento stretto in strutture dotate di pressione negativa. Deve essere effettuata una disinfezione continua di escreti, fluidi e di
tutti i materiali che sono stati a contatto con il paziente, inclusi strumenti
e materiale di laboratorio, con l'utilizzazione di:
a) soluzioni di ipoclorito
al 10%,
b) fenolo allo 0,5,
c) ammonio quaternario,
d) formalina,
e) trattamento in autoclave
f) termodistruzione.
La disinfezione terminale va
fatta con soluzioni di ipoclorito, di fenolo e con
formaldeide; le superfici dure vanno spruzzate con disinfettante (ammonio
quaternario, fenolo, formalina, cloro) da lasciare agire per almeno 4 ore prima
del lavaggio con acqua; quindi disinfezione gassosa con formalina o con ossido
di etilene per 6 ore.
·
TRASPORTO ED EVACUAZIONE DEI PAZIENTI. Il trasporto dei pazienti dovrà essere
preferibilmente effettuato per mezzo di
barelle-isolatori pressurizzate, dotate di filtri HEPA . In caso di mancanza di
tali dispositivi di trasporto, le parti del veicolo o
dell’aeromobile maggiormente esposte a contatto con il paziente e di suoi
escreti, dovranno essere rivestite di fogli di plastica, al fine di facilitare
le successive operazioni di pulizia e disinfezione. Dopo il trasporto, i mezzi
utilizzati dovranno essere puliti, mediante sfregamento con soluzione di ipoclorito o, preferibilmente, con soluzioni di fenolo,
risciacquando dopo un contatto di almeno 30 minuti; si procederà
successivamente a disinfezione gassosa con vapori di formaldeide che è
comunque altamente sconsigliata nel caso
di aeromobili, per il rischio di reazioni chimiche con la strumentazione di
bordo.
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI ESPOSTI E/O DEI CONTATTI.
a)
Devono essere ricercate ed
identificate le possibili fonti di infezione
b)
Deve essere effettuata una stretta sorveglianza di coloro che sono stati
probabilmente esposti al virus o che hanno avuto contatti con persone colpite
per un periodo di almeno 17 giorni dal contatto
c)
Misurazione della
temperatura 2 volte al dì
d)
Isolamento immediato al primo sintomi sospetto
·
PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI ASSISTENZA. Mezzi di protezione: E'
necessario utilizzare indumenti e mezzi di protezione individuale (maschere,
doppio paio di guanti, occhiali, soprascarpe) possibilmente monouso durante
tutte le fasi di assistenza al malato, compresa
l'esecuzione degli esami di laboratorio.
·
PROCEDURE PER LA RIMOZIONE DEGLI INDUMENTI PROTETTIVI. nell’anticamera
della zona contaminata bisogna sciacquare le mani ancora guantate
con soluzione di ipoclorito di sodio (NA);
-
rimuovere il camice, il copricapo, le
soprascarpe e riporli in un sacco di plastica; la casacca o la tuta, il primo
paio di guanti e le soprascarpe, andranno rimossi ciascuno con unico movimento,
ripiegandoli dall’interno verso l’esterno;
-
indossare quindi un paio di guanti
puliti e riporre gli indumenti protettivi nel sacco di plastica;
-
togliere l’eventuale respiratore,
tamponarlo con una spugna o un panno imbevuto in una soluzione di ipoclorito di
NA e riporlo nel proprio contenitore;
-
rimuovere il secondo paio di guanti,
metterli nel sacco insieme agli altri indumenti e sigillarlo;
-
lavare le mani, spostarsi verso
l’area pulita dell’anticamera e porre il sacco di plastica in un altro sacco
(tecnica del doppio sacco), sulla cui etichetta andrà indicata la destinazione
(autoclave, inceneritore, laboratori).
·
TERAPIA. Purtroppo la terapia può essere solo di supporto.